Un pezzo grosso del mio partito sentì la necessità di spiegarmelo in modo sbrigativo: «Ciccio, a me hanno insegnato che a trentaquattro anni si rispetta la fila». Disse proprio così: si rispetta la fila. Come al supermercato, quando tutti abbiamo da svuotare il carrello. Uno per volta, rispettando la fila. Solo che facendo così in politica non si svuota il carrello, si svuota l'entusiasmo. Decisi che non volevo (e ancora oggi non voglio) fare il pollo di batteria. Non volevo che gli altri, loro decidessero i tempi. Non volevo stare alle loro regole, le regole di una generazione che ha già dato tutto quello che poteva dare.

M.Renzi

giovedì 14 gennaio 2010

...perchè votare...

Ho sempre vissuto all’ombra, o alla luce, di un partito, quello comunista, dove si era sempre in gioco, dove ogni elezione diventava il leitmotiv per tirare le somme su quello che si era fatto e su quello che ci si riprometteva di fare in seguito. E sempre puntualmente la critica. Costruttiva, fatta di fiducie, fatta di nuovi buoni auspici, fatta di tanta volontà di rimboccarsi le maniche e ricominciare daccapo. Non era affatto quello un partito che si fermasse a fare dietrologie, che si fermasse un po’ troppo a riflettere, un po’ troppo a parlare, era un partito “in movimento” come diceva lo slogan di qualche tempo fa appunto. Quel movimento ha generato spazi di dialogo, ha creato qualche amministratore sui vari territori e a tutti i livelli, e soprattutto ha creato un punto di vista da cui osservare le cose, diverso. Oggi quel movimento stenta a ripartire, forse anche ignaro che la sconfitta subita non lo rimetterà più in gioco. Però quel movimento nelle persone è ancora vivo. Quello che ha generato, a mio avviso, è il senso nobile di vivere la politica, fatta di impegni, di discussioni, di incontri, di dibattiti.

Quello che mi si evidenziava sempre era il bisogno di capire che non si era, e lo si è tutt’ora, amministratori, segretari o facenti parte di una segreteria solo perché ci fa comodo averlo in curriculum o per ambire a chissà che cosa, ma è anzi da questi ruoli che siamo chiamati a svolgere una attività che è quella di apportare quanti più benefici possibili alla comunità.

Le vicende in Puglia, solo per restare nell’attualità, segnano la svolta del centro sinistra. Dovevano avere un significato, ne stanno assumendo un altro. Un significato dai contorni più chiari di quello che i leader stessi si aspettassero, dove i partiti, le coalizioni, le dietrologie, i progetti nascosti lasciano spazio alle persone, alle idee, agli impegni e soprattutto al lavoro svolto sul territorio. Ci saranno le primarie o meno quello che conta è il risultato, che a questo punto non è solo quello elettorale, ed è già giunto.

Il discorso però a mio avviso non può e non deve fermarsi all’esempio calzante della Puglia ma deve avere ricadute su tutti i territori e a tutti i livelli. Quindi se è vero che le elezioni non finiscono mai, ed ancora, che le elezioni servono ad evidenziare gli operati dei candidati oltre che le amicizie e i soliti legami tra i candidati e le dirigenze stesse, allora bisogna iniziare un cammino oltre quei partiti che con staticità gestiscono le istituzioni, e soprattutto iniziare un percorso che porti alla scelta dei candidati da votare attraverso i progetti e le proposte che gli stessi metteranno in campo, non più solo perchè questi sono imposti da segretari di partito e dalle segreterie.Un percorso di questo genere che guardi a sinistra e che valuti soprattutto gli uomini e i progetti, si intraprenderà a breve nella piccola realtà locale di Alife.

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